Per rispetto lo voglio continuare a chiamare, consiglio comunale.

L’altra sera, 7 novembre, si è celebrato il consiglio comunale. Per rispetto di quei consiglieri comunali, che sanno riconoscere a questo organismo istituzionale ancora un valore di rappresentanza popolare non lo voglio definire con altri aggettivi. Oramai conclamata una parità consiliare, tanto da non potere più utilizzare l’appellativo di maggioranza e di minoranza, l’assise si è celebrata con due semplici punti all’ordine del giorno. Un primo punto erano le controdeduzioni che i consiglieri comunali, per legge, hanno facoltà di fare alla relazione annuale del sindaco ed un secondo punto era una interpellanza su l’ennesima istallazione di antenna nel territorio di Ciminna. Nulla, nelle apparenze, di particolarmente spigoloso e articolato se non fosse stato per l’ennesimo pasticcio procedurale che oramai caratterizza la presidenza La Paglia. Un consiglio comunale che poteva durare una buona oretta, si è protratto per quasi quattro ore in cui è successo di tutto e di più e anche oltre. Ma andiamo per ordine.

Contro deduzioni sulla relazione annuale del sindaco, che la legge attribuisce come facoltà ai consiglieri comunali tutti, consentendo loro di entrare nel merito di quanto relazionato dal sindaco. Per opportunità e per concedere ampia facoltà alle parti, la norma prevede due step separati in cui argomentare. Una primo step riguarda il sindaco, che con un punto specifico inserito all’ordine del giorno ha la facoltà di relazionare su quanto realizzato nell’anno trascorso e senza che nessuno dei consiglieri entri nel merito di quanto dice.  Secondo step che riguarda le controdeduzioni che i consiglieri comunali possono fare alla precedente relazione annuale del sindaco. Questo secondo step viene svolto sempre in sede di consiglio comunale ed in cui i soli consiglieri comunali hanno facoltà di argomentare sul merito della relazione annuale del sindaco. Ma siccome la gestione di questo consiglio comunale, per utilizzare un paragone da ristorazione, è alla carta, ogni uno frii e mancia quello che vuole, anche se il cameriere ordina, sempre, quello che dice lo chef e non il cliente. Ne è venuto fuori, di conseguenza, un caos procedurale che trova la sua genesi in due fattori. Primo fattore: il presidente del consiglio non si sta dimostrando nel tempo il presidente dei consiglieri comunali, cioè colui che li dovrebbe valorizzare, tanto che alcuni di loro hanno avuto l’esigenza di diffidarlo formalmente dall’assumere atteggiamenti faziosi che lo fanno apparire più il segretario personale del sindaco che il presidente dell’assise. Secondo fattore: i consiglieri comunali non riconoscono, al presidente del consiglio, nessuna rappresentatività e nessuna autorevolezza, tanto che ogni uno di loro, fatica a prendere parola e fatica ad articolare un discorso che sia pienamente compiuto, anche perchè, sistematicamente non appena il sindaco decide di parlare, il presidente del consiglio va in totale panico cercando in tutti i modi di tagliare il discorso di chi sta parlando, per dare subito la parola al sindaco.

Chissà questo presidente del consiglio come vede questo nostro sindaco dalla sua postazione.

Così facendo è inevitabile che il nervosismo tra i consiglieri comunali che devono parlare, raggiunge picchi di stress emotivo e il rivendicare la parola diventa sempre l’argomento principale della seduta; se poi a questo aggiungiamo che i meno attrezzati nel parlare, non avendo capacità oratorie per avere un confronto garbato e dialetticamente rispettoso, finiscono per scadere nel volgare, apostrofando qualche collega, ed è capitato a Giuseppe Leone, con un “….sei un testa di min….a…….non hai dig….tà”, oppure il sindaco, che grazia a Dio l’oratoria c’è l’ha ma la utilizza spesso e volentieri per offendere i suoi nemici politici oppure i consiglieri comunali, a cui si rivolge apostrofandoli con un “…siete una minoranza becera…” il caos è servito.

Insomma ci sono voluti un paio d’ore e la calma olimpica che caratterizza il capogruppo di minoranza, Leone, per fare le controdeduzioni alle poche cose che in questi 18 mesi ha realizzato il sindaco. Diciotto mesi in cui il Sindaco oltre ad avere aumentato le tasse sui rifiuti; oltre a sconfessare il suo programma con antenne e rifiuti a più non posso; oltre ad avere chiuso il libero accesso al municipio ai cittadini; oltre ad avere immaginato di soccorrere i cittadini sui tetti delle case in seguito all’alluvione (cosi ha riferito in aula); ha dimenticato di dire, di avere perso due brillanti consiglieri comunali della sua maggioranza, di avere cambiato quattro ragionieri e a cui, io aggiungo, un dato che non centra nulla con la politica e con la volontà dell’amministrazione comunale: in 18 mesi abbiamo cambiato tre parroci, quando uno ci è bastato per otto anni.

Ma arriviamo al dato inquietante o nota dolente della seduta consiliare: la discussione dell’interpellanza proposta dal consigliere Lazzara che riguardava l’istallazione di una nuova antenna in contrada bardaro. Anche qui la concitazione non si è fatta attendere e all’egregio lavoro svolto dal consigliere Lazzara alla quale in tutti i modi il presidente del consiglio cerca di togliere la parola, si è aggiunto a dare sostegno e supporto il consigliere Urso Miano la quale con un colpo assestato da abile artigiano del diritto ha mandato al tappeto, per usare una metafora pugilistica, il Sindaco, il Presidente del Consiglio, l’intera amministrazione comunale e i funzionari coinvolti nella questione antenna Bardaro. Ma ieri sera è stata anche la serata dei consiglieri di minoranza Urso, Barone e Savoca, ogni una di loro ha saputo cucire il proprio punto di vista, smontando pezzo per pezzo le tante sparate che si sono sentite in un aula in cui Dante avrebbe fatto fatica ad immaginare che oltre il purgatorio ci fosse anche il paradiso.

 

 

 

 

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