Anche se sgangherata e sempre una amministrazione

Alla fine l’atto tanto desiderato da una parte e dall’altra è stato scritto, sottoscritto e pubblicato. Avemus La Spisa assessore. Dai pesci in faccia all’abbraccio inebriante? Poteva non essere così? Dopo essere stato umiliato da consigliere comunale e dopo avere dato l’impressione che gli attributi li avesse quanto meno fatti salvi, il La Spisa ritorna alla casa del padre con la presunzione di tenere per i coglioni il Vito Filippo Barone sol perché pensa di avere al suo seguito altri due consiglieri disponibili, semmai il sindaco non si allineasse al loro volere, ad andare in consiglio è votare una eventuale mozione di sfiducia. Minchiate di ferragosto, d’autunno e dei prossimi anni, che servono a trovare il contentino che permetta ad entrambi, sindaco e consiglieri di raccontarcela a loro piacimento. Nei fatti nasce l’amministrazione La Spisa e vi spiego perché. Volente o nolente il sindaco che oramai si è costruito una aureola di onnipotenza e ostenta poteri naturali e soprannaturali che servono a lui per sentirsi Re Sole e ai cittadini per aver trovato le barzellette da raccontarsi nei bar e nelle allegoriche cene tra amici scatasciandosi  dalle risate, pensa di avere trovato la soluzione per quantomeno finire i cinque anni di amministrazione. Il consigliere La Spisa che a lungo è stato l’unità operativa del sindaco si è ritrovato ridicolizzato dalla politica schizzofrenica del sindaco in quanto reo di avere offeso sua maestà in quanto motu proprio, il La Spisa, ha deciso di collocare una panchina in via C.A.Dalla Chiesa e di aver votato favorevole un emendamento della minoranza consiliare. Ma, qualcosa di fatto si è modificata. Volendo usare una metafora, che dice: non amminazzare il cane perché su singalia; cosi è successo. Il La Spisa su singalià e nonostante la reminiscenza che lo lega antropologicamente al suo padrone ora è guardigno. E siccome la storia di chi comanda è piena di esempi di ammutinamenti, anche per questo episodio è successo questo. Guardarisi è stata la parola d’ordine che ha accomunato il trio La Spisa/Cinardi/Frangipane. Ora, durerà questa messa in scena che catapulta tra le mani del trio i testicoli del sindaco? Difficile a dirsi, difficilissimo ad attuarsi. Gli occhi dolci del padrone sono per il cane fonte di speranza eccetera. Per in tanto però, il  La Spisa si può godere l’investitura a dominus che gli ha conferito il sottoscritto nella speranza che quanto meno possa sostituire l’emblema, il simbolo, il distintivo di questa ridicola amministrazione comunale, cioè la panchina di via Carlo Alberto Dalla Chiesa. Se magari può servirle le suggerisco, a lei sig. Prosindaco La Spisa, di potere magari organizzare una manifestazione inaugurativa per la collocazione della panchina, predisponendo la partecipazione del sindaco con la fascia tricolo e il gargliaddetto municipale e se pur non possa chiamare la banda musicale, perchè anche con loro la cristalleria la sfasciata tutta, arricampari una trummidda che gli possa  suonare a scelta: o il silenzio o l’inno nazionale.

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